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Di
che scuola musicale sei?A quale corrente d'avanguardia appartieni? Queste
e altre simili domande sono oramai del tutto fuori luogo. Al presente di
oggi, nel nostro tempo,dire che si è neoromantici o neostrutturalisti non
rivela nessun significato. Per fortuna siamo alla fine. In precedenza, nel
secondo dopoguerra soprattutto, era di gran voga appartenere a questa o a
quella scuola di pensiero, che forgiava e dotava l'artista di una precisa
identità storica, ma anche sociale e culturale. Basti pensare agli effetti
causati,ad esempio,dall' àlea di Cage e dal suo indeterminismo, che
lasciava presagire,aprioristicamente, un contenuto prevedibile e talvolta
scontato. Ora non è il momento di approfondire la poetica del Caso, ma
certamente non è accettabile e neanche augurabile relegare la figura di un
artista ad una, spesso angusta e solipsistica, corrente di pensiero
artistico. D'altra parte nel suddetto grande compositore del '900, è
necessario allargare un pò gli orizzonti e le esperienze ad essi legate, che si correlano inoltre
alla precisa e irripetibile temperie culturale e storica della società
occidentale. Ma ciò che urge è capire l'essenza del concetto. Non è più il
tempo delle corti mecenatiche, non vogliamo essere rinchiusi nei
"cataloghi" della critica odierna. Non è più il momento di formulare
domande di quel genere: al massimo possiamo rispondere con un no
comment. Oggi possiamo dire NON SIAMO NEOROMANTICI, per essere liberi
e ingegnosi in un preteso e ingiustificabile neoromanticismo, ma questo
non tange la astoricità di una simile affermazione. Il concetto si
approsima all'identità: il fare è sempre un fare, che attinge alle sue
originali risorse. Questo o quello non fa differenza. |