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Intervista a Michele Lomuto
Termoli 26 luglio 2008 Workshop di Musica Contemporanea


Maestro buonasera.

Buonasera

Possiamo farle alcune domande?

Ma certamente.

Perché il trombone?

Per caso. Perché ho provato tante cose, tutte naturalmente creative, non alienanti, e quella che mi è riuscita meglio è stata suonare il trombone.

Non trova che il virtuosismo, presente nella musica contemporanea, a volte sia un po' inefficace, ai fini della comprensione?

Beh non darei la colpa al virtuosismo. Se una musica non è comprensibile, non è questione di colpa, può essere oggettivamente difficile, non è detto che tutto deve essere accessibile a chiunque. Però non è certo il virtuosismo che può rendere incomprensibile qualcosa. O è scritta male, oppure è troppo complessa per l'ascoltatore, che è un ascoltatore gastronomico magari. Quindi non vedo come possa responsabilizzarsi il virtuosismo.

D'accordo. Chi ha contribuito alla sua formazione musicale?

I dischi. Con i dischi ho imparato dai grandi, non del trombone, salvo Vinko Globokar, che per me rimane un mito, ma dai grandi della musica. E questo dimostra che, in realtà, non è la didattica che conta, ma il maestro. Oggi c'è questa teoria dell'insegnante che deve essere non un maestro, ma un didatta. Beh io non credo che i dischi siano dei didatti, sono i maestri che sono a tua disposizione perché li puoi ascoltare quante volte vuoi, e se sei capace di capire quello che stanno facendo allora puoi fare il musicista.

Senta. Una star della musica pop mondiale ha detto che la musica ha lo stesso rilievo della droga. Lei cosa ne pensa?

Beh hanno in comune quello che Platone chiama “manìa”, cioè l'essere posseduti. Ma egli distingue le manìe positive da quelle negative. Si può essere posseduti, appunto, dalla droga, si può essere posseduti dal dio, dalla musa, che in questo caso è il linguaggio, l'opera. Allora la manìa può essere manìa positiva o negativa. Hanno in comune, la musica e la droga, il fatto che tu perdi un po' l'identità con te stesso, ma con la musica guadagni in alterità, in dialogicità, mentre con la droga c'è una perdita senza recupero.

Bene. Trova che l'Italia sia indietro nella cultura musicale?

Ah certo senz'altro. E' evidente. Abbiamo cittadini ignoranti che non studiano musica, una classe politica ancora più ignorante.

Lei crede che la pratica improvvisativa soppianterà del tutto la scrittura, la codificazione della musica?

No. Non ne vedo il motivo. No, assolutamente. Penso che possano convivere, come sono convissuti anche nella mia attività, ho fatto jazz, ho fatto parte del gruppo di improvvisazione di Nuova Consonanza, quindi ho improvvisato nei campi più disparati, e prevalentemente leggo musica stampata o manoscritta.

Perché, secondo lei, così poche donne interpreti, nel panorama contemporaneo italiano?

Mah...innanzi tutto non ne sono sicuro. Boh...Non lo so. La risposta è non lo so.

D'accordo...

...Lo posso dire, perché non sono mica un politico che ha tutte le risposte. Non lo so. (Risata generale)

Cosa le piace fare nel tempo libero?

Scusa. A proposito. Come direttore d'orchestra lo posso capire, perché si esercita un potere, ed essere sotto il potere di una donna può dar fastidio a un maschio maschilista. Ma nel campo dell'interpretazione, non ce lo vedo il problema.

Cosa le piace fare nel tempo libero?

Non avere tempo libero. Siccome il tempo libero serve a chi lavora, a chi fa un lavoro alienante, e quindi deve andare in vacanza, disintossicarsi. Sarò un po' reazionario, ma secondo me il lavoro lo devono fare le macchine. Platone dice “schiavi”. Ora io sono più umano, gli schiavi non servono più, quindi il lavoro potrebbero farlo tutto le macchine, oppure, come dice John Cage, potremmo lavorare cinque giorni all'anno, tanto la maggior parte di quello che produciamo è inquinante e inutile (Risate).

Grazie.

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